De fiets van de partizanenkoerier
A2 · History
Nel febbraio del 1944, Tina Anselmi ha sedici anni. Vive a Castelfranco Veneto e studia a Bassano del Grappa. L’Italia è in guerra e molti soldati tedeschi controllano le strade.
Un giorno Tina e altri studenti devono andare in centro. Lì vedono una scena terribile: trentuno giovani partigiani sono stati impiccati agli alberi lungo la strada. Hanno quasi la stessa età di Tina.
Tornata a casa, Tina non riesce a dormire. Pensa ai morti e alle loro famiglie. Ha paura, ma decide di aiutare la Resistenza.
Parla con un uomo della Resistenza. Lui la avverte: «È pericoloso. Se trovano un messaggio, possono arrestarti». Tina risponde: «Lo so, ma voglio aiutare».
Entra nella Resistenza con il nome di battaglia Gabriella. Diventa una staffetta partigiana. Porta messaggi, medicine e informazioni ai gruppi di partigiani nascosti sulle montagne. Usa una semplice bicicletta nera.
Un pomeriggio deve portare un foglio in un paese vicino prima del tramonto. Il messaggio può salvare un gruppo da una trappola. Tina nasconde il foglio sotto il sedile della bicicletta e parte.
Dopo alcuni chilometri, due soldati tedeschi la fermano a un posto di controllo. «Dove vai?» chiedono. «Da mia zia. È malata», risponde Tina. Nella borsa ci sono pane, una camicia e alcune mele. Un soldato controlla la borsa e tocca la bicicletta. Tina ha molta paura. Poi una mela cade a terra. Il soldato ride e le dice: «Vai».
Tina riparte lentamente. Dopo una curva pedala più forte. Arriva al paese prima del tramonto e consegna il messaggio. I partigiani cambiano strada ed evitano la trappola.
Dopo la guerra, Tina continua a lavorare per la libertà e la democrazia. Nel 1976 diventa la prima donna ministra della Repubblica Italiana. La sua storia comincia con una scelta coraggiosa, un messaggio nascosto e una bicicletta nera.