Láhve s vodou pro soupeře
B1 · Sports
Era il luglio del 1952. Sulle strade del Tour de France, sotto un sole che sembrava non voler smettere di bruciare, due uomini pedalavano insieme verso una montagna chiamata Alpe d'Huez — una salita lunga e difficile, usata per la prima volta in quel Tour.
I loro nomi erano Fausto Coppi e Gino Bartali.
In Italia, questi due nomi significavano tutto. Per anni, il paese era diviso tra i loro sostenitori. Da una parte c'erano i "bartaliani" — persone cattoliche, tradizionali, che vedevano in Bartali un uomo di fede e di valori solidi. Dall'altra c'erano i "coppiani" — più giovani e moderni, che ammiravano Coppi come un simbolo del cambiamento. Non era solo ciclismo: era quasi una divisione politica e culturale.
I due atleti si conoscevano da più di dieci anni. Coppi aveva 33 anni, Bartali ne aveva 38. Entrambi avevano vinto il Giro d'Italia più volte. Entrambi avevano vinto il Tour de France. Erano rivali fortissimi, ma anche, in fondo, qualcosa di più complicato.
Quel pomeriggio, durante la lunga salita, un fotografo riuscì ad avvicinarsi ai due campioni. Scattò una fotografia che sarebbe diventata una delle immagini più famose nella storia dello sport.
Nella fotografia, Coppi e Bartali pedalano fianco a fianco. Uno dei due tiene una borraccia in mano. L'altro la sta ricevendo — o forse la sta restituendo. I loro sguardi sono seri, concentrati. La montagna li aspetta ancora.
Il problema era semplice e, allo stesso tempo, impossibile: chi stava passando la borraccia all'altro?
Per anni, i giornalisti italiani hanno discusso questa domanda. Ogni volta che qualcuno la faceva ai due campioni, la risposta era sempre la stessa: ciascuno diceva di essere stato lui a dare la borraccia all'altro.
«Sono stato io a darla a lui,» diceva Bartali. «No, no — sono stato io a passarla a lui,» rispondeva Coppi.
Forse nessuno dei due voleva sembrare quello che aveva avuto bisogno di aiuto. In una rivalità così intensa, anche un piccolo momento di debolezza poteva essere considerato una sconfitta. Così entrambi preferivano sembrare generosi piuttosto che bisognosi.
La cosa più bella, però, è un'altra: alla fine, non importava la risposta. Quella fotografia aveva catturato qualcosa di vero — un momento in cui due grandi rivali avevano smesso di essere nemici, anche solo per qualche secondo, e si erano comportati come colleghi, come atleti, forse persino come amici.
Coppi vinse quel Tour de France del 1952. Ma quella borraccia, piccola e anonima, divenne più famosa di qualsiasi trofeo.
Negli anni successivi, gli italiani capirono qualcosa di importante: la rivalità tra Coppi e Bartali era stata grande e appassionante, ma quello che li aveva resi davvero leggendari non era solo la loro forza fisica. Era anche la loro umanità — quella cosa piccola e nascosta che emergeva sui passi di montagna, lontano dalle città e dai giornali, quando nessuno — tranne un fotografo fortunato — stava guardando.
Fausto Coppi morì nel 1960. Gino Bartali morì nel 2000. Ma quella fotografia è ancora lì, in bianco e nero, silenziosa e misteriosa.
E la borraccia? Chi l'ha passata all'altro?
Forse non lo sapremo mai. E forse è meglio così.