Messinan Fata Morgana
B1 · Myths & Legends
La gente di Messina dice che il mare parla. E quella mattina di luglio, il mare stava mentendo.
Marco aveva ventitré anni e non credeva nelle leggende. Suo nonno Salvatore, invece, ci credeva con tutto il cuore. Ogni estate, quando le acque dello Stretto si calmavano come un vetro, il vecchio si alzava prima dell'alba e guardava verso la Calabria.
"Cosa cerchi?" gli chiedeva Marco, annoiato. "La Fata Morgana," rispondeva il nonno. "Prima o poi, torna."
Secondo la leggenda, Morgana era una fata potente che viveva sotto le acque dello Stretto di Messina. Non era crudele, o almeno, non lo sembrava. Ma creava visioni: città intere che fluttuavano sull'acqua, palazzi di cristallo, isole che non esistevano. E i marinai che seguivano quelle visioni non tornavano mai più.
"È solo un'illusione ottica," diceva Marco. "La luce dell'alba che gioca con l'aria calda. L'ho letto online."
Il nonno sorrideva. "Sì. E anche le sirene erano solo delfini, vero?"
Una mattina di luglio, la più calma dell'estate, Marco uscì solo con la barca alle cinque del mattino. Il cielo era ancora viola. Lo Stretto era piatto, silenzioso, quasi immobile. Marco non pensava alla Fata Morgana. Pensava al lavoro, ai soldi, al fatto che forse era il momento di lasciare Messina e cercare fortuna altrove.
Poi lo vide. Sull'orizzonte, verso la Calabria, c'era una città. Non la Calabria vera, quella era lì, bassa e familiare. Questa era diversa: torri alte, edifici luminosi, una luce dorata che sembrava più bella di qualsiasi cosa avesse mai visto. La città fluttuava, si muoveva lentamente, come se respirasse.
Marco rimase immobile per qualche secondo. Poi, senza pensare, iniziò a remare verso quella direzione. Non sapeva quanto tempo passò. Forse cinque minuti, forse venti. Remava e fissava la città luminosa, sentendo qualcosa di strano nel petto: non paura, ma un desiderio fortissimo di arrivare là, di toccare quei muri dorati.
Poi il telefono squillò. Era il nonno Salvatore. Marco si fermò di colpo. Il suono del telefono sembrava venire da un altro mondo, quello reale. La città davanti a lui tremò, si distorse e in pochi secondi scomparve. Al suo posto c'era solo l'acqua grigia e la costa lontana della Calabria.
Marco rispose con la mano che tremava un poco. "Sei in barca?" chiese il nonno. "Sì." "Vieni a casa. Ho fatto il caffè."
Marco rimase in silenzio per un momento. Guardò l'orizzonte vuoto dove la città era stata. Guardò i suoi remi. Si accorse di quanto era lontano dalla riva di Messina.
"Nonno," disse piano. "Hai mai visto la Fata Morgana?" Una pausa. Poi la voce del vecchio, più seria del solito: "Sì. Una volta. Perché?" "Niente," disse Marco. "Arrivo tra poco."
Quando tornò a casa, non raccontò niente di quello che aveva visto. Ma bevve il caffè in silenzio, seduto accanto al nonno davanti alla finestra che guardava lo Stretto. E per la prima volta in molti anni, non aveva nessuna voglia di andarsene da Messina.
La gente di Messina dice che la Fata Morgana mostra cose belle per rubarti il cuore. Forse è vero. Ma a volte, ciò che ti riporta a casa può essere ancora più bello di qualsiasi città d'oro.