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Surat Kebenaran yang Tidak Pernah Tiba

Giulia aveva aspettato tre mesi. Tre mesi di code, di moduli, di firme e di timbri. Ogni martedì mattina prendeva l'autobus numero 14 e andava all'Ufficio Attività Produttive del Comune, sempre con la stessa borsa e la stessa speranza.

"Signorina Ricci, mi dispiace. Non è ancora pronto," le diceva l'impiegato Roberto Marini, senza alzare gli occhi dal computer.

"Ma è possibile? Sono tre mesi che aspetto!"

"Lo so, lo so. Il sistema è lento. Torni la settimana prossima."

Giulia voleva aprire un piccolo laboratorio di ceramica nel centro storico. Aveva trovato lo spazio perfetto: una bottega al piano terra, con una grande finestra che dava su un vicolo antico. Il proprietario, un signore anziano di nome Aldo, le aveva detto che poteva aspettare ancora un mese, ma non di più. Aveva altri interessati.

Il tempo stava finendo.

Anche il fidanzato Luca aveva cominciato a perdere la pazienza, ma non con Giulia. Con il sistema.

"Senti," le disse una sera, mentre mangiavano in silenzio, "domani vengo con te. Due persone fanno più effetto di una."

"No," rispose Giulia. "Questa è una cosa mia. Devo risolverla io."

Luca la guardò. Capì.

Il martedì successivo, Giulia arrivò all'ufficio mezz'ora prima dell'apertura. Era la prima in fila. Quando Roberto Marini aprì lo sportello, lei era già lì con tutti i documenti in mano.

"Signorina Ricci," disse lui, sorpreso. Poi esitò. "Senta... ho bisogno di dirle una cosa."

Aprì una cartella e tirò fuori dei fogli.

"Abbiamo ricevuto il suo modulo a gennaio. Ma c'era un errore: il numero del codice fiscale era sbagliato. Solo una cifra, ma..." Sospirò. "Ho mandato un'email per informarla. Poi un'altra. Non ho ricevuto risposta. Ho pensato che lei non fosse più interessata al progetto."

Giulia sentì il sangue salirle in faccia. Il suo vecchio indirizzo email. Aveva cambiato provider a dicembre e aveva dimenticato di aggiornare i dati nel modulo.

"Io... non ho ricevuto niente," disse con voce bassa. "L'indirizzo era sbagliato. L'errore era mio."

Ci fu un momento di silenzio imbarazzante.

"Be'," disse Roberto alla fine, con un tono più gentile, "se mi dà l'indirizzo giusto adesso, posso completare la pratica oggi. Il permesso potrà essere pronto venerdì."

Giulia non sapeva se ridere o piangere. Aveva passato tre mesi ad arrabbiarsi con quel sistema, con quell'ufficio, con quell'uomo dietro allo sportello — e la colpa era sua.

"Grazie," disse. "Grazie davvero."

Uscì dall'ufficio con il sole in faccia e il telefono in mano. Chiamò Luca.

"Allora?" rispose lui subito.

"Arriva venerdì," disse lei. "E ho capito una cosa."

"Cosa?"

Giulia sorrise, un po' stanca, un po' sollevata. "Che a volte il problema non è il sistema. Sono io."

Luca rise. "Benvenuta nel club."

Il giovedì mattina, Giulia inviò un messaggio ad Aldo: Ancora disponibile lo spazio?

La risposta arrivò in cinque minuti: Per lei sì. Sempre.

Venerdì, il permesso era pronto.