Kalendar Terhenti Pada Tiga Mac
B1 · Mystery
Marta arrivò all'appartamento di suo zio Cesare alle dieci del mattino. Era la prima volta che tornava lì dopo il funerale, e la chiave nella sua mano sembrava più pesante del solito.
L'appartamento era silenzioso. Tutto era rimasto come Cesare lo aveva lasciato: il vecchio divano verde, le tazzine di caffè in bella mostra sul mobile, la pila di giornali vicino alla finestra. Marta aprì le finestre per far entrare un po' d'aria fresca e cominciò a guardarsi intorno.
Fu in cucina che notò la cosa strana. Sul muro c'era un calendario di carta, il tipo che si trova nei tabacchi, con fotografie delle montagne italiane. Marta lo guardò più da vicino. Era fermo al tre marzo.
Cesare era morto il diciassette settembre. Sei mesi e mezzo dopo il tre marzo. Perché non ha mai girato la pagina?
Si sedette al tavolo della cucina e pensò. Suo zio non era un uomo disordinato. Al contrario, era preciso in tutto: pagava le bollette il primo del mese, teneva i libri in ordine alfabetico, e controllava sempre il calendario per gli appuntamenti dal medico. Un calendario fermo per sei mesi non aveva nessun senso.
Mentre Marta stava ancora guardando il calendario, sentì bussare alla porta. Era la Signora Bellini, la vicina del piano di sotto, una donna sulla settantina con i capelli bianchi e una curiosità infinita.
«Il tre marzo,» cominciò la Signora Bellini, «tuo zio ricevette una lettera. L'ho visto quando l'ha presa dalla casella della posta. Era una busta bianca, senza mittente. L'ho visto aprirla sul pianerottolo, e il suo viso… non lo dimenticherò mai. Era diventato bianco come il muro.»
Marta cercò per quasi un'ora. Poi aprì il cassetto del comodino vicino al letto. Dentro c'erano solo due cose: un rosario e una busta bianca. Marta prese la busta. Le mani le tremavano leggermente. Dentro c'erano due fogli. Il primo era la lettera ricevuta, scritta in una calligrafia piccola e regolare, con l'inchiostro blu.
Giulia Marini scriveva di essere la figlia di Cesare. Marta guardò il secondo foglio. Era la risposta di suo zio, scritta a mano su carta bianca, ma mai spedita. Cesare confessava di essere suo padre e di aver pensato a lei ogni giorno.
Marta trovò un foglio bianco e si sedette al tavolo della cucina, sotto il calendario fermo al tre marzo, e cominciò a scrivere alla cugina mai conosciuta. Mentre scriveva, sentì qualcosa allentarsi nel petto, come un nodo che si scioglie lentamente. Domani avrebbe girato la pagina.