Drengen der åbnede døren for Garibaldinerne
A2 · History
Nino aveva undici anni e conosceva ogni vicolo di Palermo. Quella mattina, questa conoscenza era una questione di vita o di morte. Era il 27 maggio 1860. Nino si svegliò presto. C'era silenzio in casa, ma non era il silenzio normale. Era un silenzio pesante, pieno di paura. Sua madre stava vicino alla finestra. Guardava la strada con gli occhi seri. "I Borboni sono vicini," disse lei sottovoce. "Non uscire oggi, Nino."
Ma Nino aveva già sentito qualcosa: voci basse dall'altra parte del muro del giardino. Voci che parlavano di libertà. Si avvicinò alla grande porta di legno che separava il vicolo dal cortile. Era una porta vecchia e pesante. Solo lui e suo padre sapevano come aprirla dall'interno, senza fare rumore. Suo padre era morto due anni prima, durante una rivolta. Per colpa dei Borboni.
Attraverso le fessure nel legno, Nino vide le camicie rosse. I Garibaldini. Erano stanchi, ma i loro occhi erano vivi. Un uomo alto, con la barba scura, guardava verso la porta. "Se apro questa porta," pensò Nino, "i soldati borbonici ci vedono e portano via mia madre." "Se non apro questa porta," pensò ancora, "questi uomini muoiono nel vicolo." In fondo alla strada, sentì il rumore degli stivali borbonici sulla pietra. Si avvicinavano. Aprì la porta.
I Garibaldini entrarono veloci e silenziosi, uno dopo l'altro. Erano forse venti. Nessuno parlò. L'ultimo soldato si fermò un secondo. Era giovane, non molto più vecchio di Nino. Aveva una ferita sul braccio, coperta con un pezzo di tessuto rosso. Lo guardò negli occhi e fece un lento segno con la testa. Poi chiuse la porta dietro di sé. Nino rimase solo nel cortile. Il cuore batteva forte. Sentì le voci dei Borboni passare dall'altra parte del muro, lente e tranquille. Non avevano visto niente.
Più tardi, sua madre disse: "Nino, cos'hai fatto oggi?" Lui non rispose subito. Pensò al giovane soldato, alla ferita sul suo braccio, al modo in cui lo aveva guardato negli occhi. "Ho aperto una porta," disse infine. Sua madre lo guardò a lungo. Poi fece lo stesso segno con la testa, lento e piano. E Nino capì che anche lei sapeva.