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Η Λάθος Στάση

Marta si sveglia alle sette. Oggi ha un colloquio di lavoro alle nove e mezza in uno studio di architettura in centro. Si veste in fretta, mette la camicia blu e prende il curriculum.

Sul bus, Marta ripassa il curriculum. È distratta. All'improvviso sente: "Piazza Garibaldi. Ultima fermata." Marta scende, ma non riconosce nulla. Chiede a un signore: "Dove siamo?" "Quartiere nord," risponde lui.

Il centro è dall'altra parte della città. Marta guarda l'orologio: le nove e venti. Ha solo dieci minuti. Il cuore le batte forte. Prova a chiamare un'amica, ma niente.

Una signora anziana le si avvicina: "Ha un problema?" "Sì, ho un colloquio in Via Colombo tra dieci minuti." La signora indica una strada: "Può andare a piedi. Gira a destra dopo la chiesa, poi sempre dritto. Sono dodici minuti."

Marta corre. La borsa pesa, i capelli sono in disordine. Arriva al numero trentaquattro alle nove e trentasei. Sei minuti di ritardo.

L'architetta Ferrini la accoglie. "Si accomodi." "Mi scusi tanto," dice Marta. "Ho preso il bus sbagliato e ho corso per arrivare qui." L'architetta sorride. "Anche io sono arrivata in ritardo al mio primo colloquio. Ho detto una bugia, ma lei mi dice la verità. Mi piace."

Quando Marta esce, sono le undici. Non sa se ha il lavoro, ma sorride. La fermata sbagliata è diventata un momento importante.