Ο Αριθμός Αγώνα που Έραψε η Μητέρα
A2 · Sports
La sera prima di una gara importante, Alfonsina Morini guarda il suo pettorale. Il numero è grande e nero, ma la stoffa è vecchia. Un angolo si è già staccato.
«Così lo perderai alla prima curva», dice sua madre.
Fuori, la bicicletta di Alfonsina aspetta vicino al muro. È pesante e non è nuova, ma per lei è molto preziosa.
Siamo all’inizio del Novecento. In Italia, poche donne vanno in bicicletta e molte persone pensano che le gare siano solo per gli uomini. Alfonsina Morini, poi famosa come Alfonsina Strada, non è d’accordo. Vuole correre e dimostrare che anche una donna può competere.
La madre prende ago e filo.
«Vieni qui. Cucio bene il tuo numero», dice.
«Domani rideranno di me», risponde Alfonsina.
«Forse. Ma il pettorale resterà al suo posto.»
La mattina dopo, alla partenza, gli altri ciclisti la guardano. Alcuni sorridono, altri fanno commenti cattivi. Alfonsina sente la paura, ma tocca il pettorale cucito sulla maglia. Pensa alle mani di sua madre e parte.
La strada è lunga e piena di polvere. Alfonsina cade una volta, ma si alza subito. Potrebbe fermarsi, ma vuole continuare. Non sa se vincerà, però vuole far vedere che una donna può correre.
Arriva al traguardo stanca e sporca, con male alle gambe. Non è la prima, ma il suo numero è ancora lì.
Nel 1924 partecipa anche al Giro d’Italia. È l’unica donna tra molti uomini. Non entra nella classifica ufficiale, ma continua a pedalare e diventa un esempio per altre donne.
Quel piccolo pettorale non le dà una vittoria. Le ricorda l’aiuto silenzioso di sua madre, che crede in lei.