Loading translation and audio tools…

Penjaga yang Menyembunyikan Lukisan di Bawah Timbunan Jerami

Settembre 1943. Aldo Ferretti arrivava ogni mattina alla Pinacoteca Comunale di Anghiari con le chiavi in mano e un senso crescente di inquietudine. Aveva cinquantadue anni, capelli grigi e le mani callose di chi aveva trascorso trent'anni a spolverare cornici dorate, a misurare l'umidità delle sale, a vigilare su dipinti che la maggior parte dei visitatori guardava appena. Ma adesso i visitatori erano scomparsi, e i tedeschi erano a poche decine di chilometri.

Il direttore era fuggito a Firenze. Il sindaco aveva smesso di rispondere alle lettere. Aldo era rimasto solo, responsabile di undici dipinti tra cui una Madonna con Bambino attribuita a un seguace del Pontormo – opera non celebre, ma autentica, antica, e preziosa nel modo silenzioso in cui sono preziose le cose dimenticate.

Una mattina, mentre apriva le imposte della sala principale, sentì il rumore di un veicolo militare sulla strada acciottolata. Due ufficiali scesero e salirono i gradini con la lentezza di chi sa già di essere nel giusto. «Inventario», disse uno di loro in un italiano stentato, ma sufficiente. «Dobbiamo fare un inventario di tutto ciò che ha valore storico e artistico.»

Aldo li guidò attraverso le sale senza pronunciare una parola di troppo. Rispose alle domande con precisione burocratica, indicò i numeri di catalogo, mostrò le schede tecniche ingiallite. Prima di andarsene, uno degli ufficiali lasciò cadere sul tavolo d'ingresso un foglio con un timbro ufficiale. «Torneremo fra due settimane», disse.

Aldo aspettò che il rumore del motore si perdesse nella campagna. Poi rimase immobile, con il foglio in mano, guardando le pareti. Sapeva cosa significava torneremo. L'aveva letto nei giornali. L'aveva sentito raccontare da un collega di Arezzo. I quadri sarebbero partiti, destinati a qualche deposito in Germania, forse per non tornare mai più. Quella notte non dormì.

Il giorno dopo chiamò suo cugino Tonio, che aveva un podere a tre chilometri dal paese, nascosto tra i campi di girasole ormai secchi. Il fienile era vecchio, con il tetto di paglia e il pavimento di terra battuta, e odorava di fieno e di tempo. Non era certo il posto ideale per conservare dipinti del Cinquecento. Ma era l'unico posto che i tedeschi non avrebbero cercato per prima cosa.

Lavorarono di notte, lui e Tonio, in silenzio quasi assoluto. Avvolsero ogni dipinto in fogli di carta cerata, poi in tela di sacco, poi ancora in assi di legno ricavate da vecchie casse. Caricarono il tutto su un carro trainato da un mulo e percorsero la strada sterrata al buio, senza lanterna. «Se ci fermano?» chiese Tonio a metà strada. «Dici che stai portando legname a un falegname», rispose Aldo. «E se non ci credono?» Aldo non rispose. Era una domanda a cui non esisteva una buona risposta.

Nel fienile, Tonio aveva già preparato una buca poco profonda nel pavimento di terra, ricoperta di paglia secca. I pacchi furono sistemati uno per uno, con cura quasi religiosa. Aldo sapeva che l'umidità era nemica, che le variazioni di temperatura potevano far screpolare la pittura, che stava correndo un rischio enorme. Ma non sapeva cosa altro fare. Restare a guardare era fuori discussione.

Le due settimane passarono. Gli ufficiali tornarono, come avevano promesso. Trovarono le sale vuote. L'interprete al loro fianco tradusse la domanda di uno degli ufficiali: «Dove sono i dipinti?» «Sono stati trasferiti a Firenze», disse Aldo, con la voce piatta di chi mente senza piacere. «Ordini superiori. Ho i documenti.»

I documenti che mostrò erano in parte autentici, in parte scritti da lui stesso la notte precedente, su carta intestata vecchia e con un timbro trovato in un cassetto. L'ufficiale li esaminò per un lungo momento. Poi alzò gli occhi su Aldo. Aldo non abbassò lo sguardo. L'ufficiale piegò i fogli, li restituì e si voltò verso l'uscita. Aldo aspettò che fossero lontani prima di appoggiarsi al muro. Le gambe non lo reggevano quasi più.

I dipinti rimasero sotto il fienile di Tonio per undici mesi. Quando la guerra finì, Aldo andò a recuperarli con un camion del Comune. Undici tele, tutte integre, tutte presenti. La Madonna con Bambino tornò al suo posto sulla parete ovest della pinacoteca, nella stessa luce obliqua del mattino che l'aveva sempre illuminata.

Nessuno scrisse mai il nome di Aldo Ferretti sui giornali. Non c'era motivo di farlo: aveva solo fatto il suo lavoro, come diceva lui. Ma ogni volta che qualcuno entrava nella sala e si fermava davanti a quel dipinto — una cosa rara, eppure possibile — Aldo sentiva qualcosa che non era orgoglio, esattamente, ma gli assomigliava abbastanza.